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Emilio e Aldo
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Il patrimonio culturale raccolto dall’Università Cattolica

Emilio & Aldo nel segno della continuità

Padre e figlio giornalisti, scrittori e uomini di cultura: Emilio & Aldo De Martino sono stati sempre uniti da un comune sentire che, all’indomani della scomparsa di Aldo, trova appropriata sintesi nella loro identificazione nel Premio Amore per lo sport e per la vita. Assegnare dunque oggi il Premio 2008 – come da motivazione -, alla famiglia di un campionissimo dello sport e della vita della tempra e della statura morale di Edoardo Mangiarotti, assurto al gotha dei grandi e dei benemeriti non solo sulle pedane di tutto il mondo, è anche il modo migliore di ricordare Aldo che più volte aveva confidato di voler imprimere a chiare lettere nell’albo d’oro del Premio i connotati di un uomo della quale amicizia andava fiero.

 


Fine anni Trenta, Golfo del Tigullio: Emilio De Martino con i figli Luciana, campionessa di nuoto, e Aldo.


1946, Pallanza: la squadra dei giornalisti milanesi che ha affrontato i colleghi ticinesi. In piedi: Leone Boccali (in borghese), Ammirata, Prado, Saladino, Sabelli Fioretti, Casalbore, Palmas, Emilio De Martino (in borghese); in seconda fila da sinistra Aldo De Martino, Gianni Brera, Giorgio Boriani; accosciati: Silva, Missaglia, Violanti e Congiu (arbitro).
Il confermare e il rafforzare il concetto della famiglia espresso dalla moglie di Aldo, Carla, precisa e al tempo stesso compendia Il patrimonio culturale raccolto dall’Università Cattolica l‘orientamento e il percorso del Premio, delineato chiaramente già al suo battesimo: «Contrariamente ad altri premi – si legge nell’atto costitutivo redatto dal notaio Italo Zona il 6 marzo 1988 –, quello dedicato al giornalista e scrittore Emilio De Martino, non vuole semplicemente sottolineare un’impresa sportiva come atto fuori del comune. Intende mettere soprattutto in risalto la personalità dell’uomo, la motivazione interiore che induce qualcuno, con clamore o in silenzio, professionista o dilettante
che sia, ad operare nello sport con “amore”, tramite un comportamento verificato nel tempo, non sciupato, come spesso accade, dall’emotività e dalla cruda realtà dell’agonismo inteso come modo di vivere».L’atto era controfirmato da Aldo De Martino, Giorgio De Martino, Giangiacomo Colombo, Carla Inzoli, Francesco Bettinelli, Francesco Recrosio, Pilade del Buono, Bruno Caldirola, Fiorenzo Magni, Duilio Chiaradia, Umberto Frugiuele, Giuseppe Prisco, Gaetano Arriconi, Fausto Rascaroli, Carlo Monti, Vincenzo Di Cugno, Benvenuta Merzario, Guido Carracino, Bruno Pizzul, Enrico Mirelli, Cesare Vago, Giuseppe Moroni, Mario Dagnoni, Gerolamo Re’, Gian Maria Dossena, Letterio Brunaccini, Giuseppe Meazza, Emilio Tricerri. La simbiosi fra i De Martino era perfetta: per il padre, uno dei più popolari giornalisti italiani, vibrante interprete del gesto agonistico e fantasioso evocatore di immagini a beneficio di un pubblico legato ai grandi avvenimenti attraverso giornali e radio, primo responsabile della rubrica sportiva al Corriere della Sera, direttore della Gazzetta dello Sport e dei più illustri periodici sportivi dell’epoca, commediografo di successo e tante, tante altre cose ancora (la Tv si sarebbe timidamente affacciata nel ’54, quattro anni prima della sua morte e alla Tv partecipò, per forza di cose, marginalmente), per il padre, si diceva, Aldo ha nutrito un rispetto che sapeva di venerazione. Il Premio per lo Sport (a Bruno Beneck e ad Adolfo Consolinii primi attestati, Busto 1966) è nato appunto per onorarlo.
Chi ha conosciuto e frequentato Aldo dai tempi giovanili sa che è materialmente impossibile tracciare o tentare di condensare il suo identikit. Qualunque cosa venga in mente, Aldo sicuramente l’aveva sperimentata o pensata. Per una semplicissima ragione: perché Aldo era un uomo curioso, molto curioso, estremamente curioso, destinato a passare di esperienza in esperienza.
Se lo sport, ovvero l’amore per lo sport, era nel suo DNA, quasi un retaggio naturale, l’avventurarsi sul terreno paterno, avendone condiviso le lezioni, e diventare appassionato giornalista era scontato. Ma non un semplice giornalista: giovanissimo si avventura nel mondo delle agenzie quando le agenzie praticamente non esistevano, passando dai vertici di Agisport e di Sportinformazioni, fondamentali per l’esistenza e il nutrimento delle rubriche sportive dei quotidiani; direttore della prima pubblicazione del Centro universitario sportivo e curatore, dal 1965, della partitura dell’Agenda Ina-sport, prezioso compendio delle vicende dello sport, quasi a dire una specie di referente di ogni redazione sportiva. Ma è alla Rai, dove assume la responsabilità prima della redazione sportiva milanese (firmando fra l’altro l’esordio della Domenica sportiva con la celebre moviola), poi di quella nazionale e infine, per 16 anni, del Centro di produzione milanese (con prodotti destinati a restare nella storia), che Aldo può dare un saggio delle sue qualità. E ancora: editore, appassionato di pittura e amico di celebri pittori, rettore per trent’anni dell’Academia degli inquieti, ispiratore di pubblicazioni per i Rotary eccetera eccetera.
Come è stato annunciato lo scorso settembre, il patrimonio culturale dei De Martino è in fase di passaggio all’Università Cattolica, magnifico rettore il professor Lorenzo Ornaghi.
Oggi il Premio Emilio e Aldo De Martino Amore per lo Sport e per la Vita riprende il suo cammino.
 

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